Nelle belle giornate
d’estate, con il sole che scaldava le pendici della nostra isola, lungo la
strada che porta alla chiesa di San Bartolomeo, si poteva incontrare, seduto
su un muretto col suo bastone di canna, lo Zu’ Tano: il nonno di Stromboli.
Aveva un sorriso per tutti
e a tutti amava raccontare le sue storie.
Gli abitanti di Stromboli,
i villeggianti e anche i turisti di passaggio, si sedevano accanto a lui e
con gli occhi posati sul vulcano, ascoltavano le sue parole.
Lui, nato a Lipari, aveva
raggiunto l’isola da ragazzo e si era innamorato del luogo al punto da
restarci e di formare lì la sua famiglia, nonostante il pericolo delle
eruzioni vulcaniche degli anni ‘30. Durante il periodo della grande
migrazione verso l’America e l’Australia, si era recato negli Stati Uniti,
vivendo in prima persona la tragedia dell’Andrea Doria su cui era imbarcato;
ma anche nel nuovo continente il richiamo del vulcano lo esortò a tornare a
Stromboli, dove continuò a vivere e dove divenne pian piano, la memoria storica
dell’isola.
Fabio Famularo, suo nipote,
ha raccolto nel tempo i suoi racconti, le sue canzoni, le sue foto, i suoi
documenti e ha raccontato la sua storia ricucendoli assieme e regalandoci
questo romanzo.
Riviviamo
così la vita di Zu’Tano, che da bambino desideroso d’avventura diviene,
grazie alla sua caparbietà e alla sua inesauribile voglia di libertà, un uomo
coraggioso innamorato della sua terra. Prende vita, tra le righe, una
Stromboli d’altri tempi dove le attività principali erano la pesca e l’agricoltura.
Le tradizioni, le feste popolari, la natura circostante e la voce del vulcano
erano parte integrante della vita quotidiana dei suoi abitanti, che vivevano
insieme in una dimensione oggi perduta.
Marcella
Di Benedetto